Nel bando da 100 milioni per l’intelligenza artificiale a scuola, la differenza tra un sì e un no è stata di 120 secondi. I numeri di una selezione fatta col cronometro: 4.486 domande, 2.100 finanziate, metà delle scuole fuori

C’è un numero, in questa storia, che vale più di tutti gli altri: due minuti.

È la distanza che separa l’ultima scuola finanziata dalla prima esclusa nel bando del DM 219/2025, l’avviso da 100 milioni di euro con cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha deciso di portare la formazione sull’intelligenza artificiale dentro le scuole italiane. La domanda numero 2100, l’ultima ammessa al finanziamento, è stata inviata il 7 aprile 2026 alle 11:27. La numero 2101, la prima a restare fuori, è arrivata alle 11:29.

Ho passato qualche ora a incrociare l’elenco ufficiale dei progetti finanziati con la graduatoria completa delle domande presentate. Ne è uscito un quadro interessante per tutti i docenti che riflettono come me sull’utilizzo dell’IA nella didattica, Provo a raccontarlo.

Il bando

Il DM 219, firmato l’11 novembre 2025, attua una linea del PNRR dedicata alla formazione del personale scolastico sulla transizione digitale. L’obiettivo è costituire snodi formativi territoriali: poli che organizzano percorsi, workshop e laboratori sull’uso dell’IA nella didattica e nell’organizzazione scolastica, anche con il coinvolgimento degli studenti. Tutto questo nel quadro dell’AI Act europeo, della legge 132/2025 sull’intelligenza artificiale e delle Linee guida ministeriali per l’IA a scuola (DM 166/2025).

Le regole del gioco: fino a 50.000 euro a progetto, almeno metà dei quali destinati ai laboratori, e selezione in ordine cronologico di presentazione fino a esaurimento dei fondi. Una procedura a sportello, non una graduatoria di merito.

Ed è proprio qui che i dati cominciano a parlare.

Una selezione strettissima

Le domande presentate sono state 4.486. Quelle finanziate, 2.100. Significa che meno della metà, il 46,8%, ha ottenuto il finanziamento. Le altre 2.386 sono rimaste fuori.

Detta così sembra una semplice questione di numeri. Ma il dato che colpisce è un altro: le proposte escluse valgono complessivamente circa 98,5 milioni di euro di richieste, una cifra quasi identica ai 100 milioni effettivamente assegnati. In altre parole, per soddisfare tutta la domanda sarebbe servito almeno il doppio delle risorse.

C’è un esercito di scuole pronte a investire sulla formazione dei propri docenti in materia di IA. Molto più ampio di quanto il bando abbia potuto accogliere. Questa, per chi crede in una scuola che governa la tecnologia invece di subirla, è una notizia straordinaria. E un’occasione in parte mancata.

Quando conta il cronometro più del progetto

Torniamo ai due minuti. In una procedura a sportello, il momento dell’invio diventa il vero criterio di selezione. I fondi si sono esauriti in circa undici giorni: l’avviso è stato aperto il 27 marzo, e già il 7 aprile a metà mattina la dotazione era completa. Le domande, però, hanno continuato ad arrivare fino alla scadenza del 17 aprile, tutte destinate alla lista degli esclusi.

È la logica del “click day”, applicata alla formazione.

Un dato da tener presente quando si progettano interventi su temi così strategici: premiare la velocità rischia di penalizzare proprio le scuole più fragili dal punto di vista organizzativo e che spesso sono anche quelle che avrebbero più bisogno di formazione.

Tutti al massimale

Terzo elemento, altrettanto rivelatore. Circa l’80% dei progetti finanziati (1.671 su 2.100) chiede importi pari o superiori a 49.000 euro, contro un tetto di quasi 50.000. L’importo medio assegnato è di 47.601 euro, e la distribuzione delle richieste è nettamente schiacciata sulla fascia 45–50 mila.

Le scuole, insomma, hanno calibrato le proposte verso il limite massimo consentito. È comprensibile: perché chiedere meno, se si può chiedere tutto?

La geografia del finanziamento

Sul piano territoriale i numeri assoluti seguono, com’era prevedibile, la dimensione del sistema scolastico. La Campania guida la classifica dei finanziati con 370 progetti, seguita da Lazio (264), Lombardia (227) e Sicilia (211). Ma le stesse regioni popolose dominano anche la classifica opposta: la Lombardia è prima per progetti esclusi (337), davanti a Campania (305) e Sicilia (242).

Il quadro cambia, e parecchio, se si guarda al tasso di finanziamento, cioè alla quota di domande andate a buon fine in ciascuna regione. Si va dal 60% dell’Abruzzo allo 0% della Valle d’Aosta, unica regione a non aver portato a casa neppure un progetto (4 domande, tutte fuori). In fondo alla classifica relativa anche il Friuli-Venezia Giulia (13,6%), il Trentino-Alto Adige (24%), la Sardegna (26,2%) e il Veneto (31,8%).

Il Mezzogiorno, nel complesso, se l’è cavata leggermente meglio: il 50% delle sue domande è stato finanziato, contro il 44% del Centro-Nord, che però ha presentato molte più candidature (e, presumibilmente, più tardive). Anche qui, niente quote geografiche: solo l’effetto combinato del volume di domande e della velocità di invio.

Cosa ci portiamo a casa

Provo a tirare le fila, con lo sguardo di chi la formazione sull’IA la fa sul campo.

Il primo messaggio è di speranza: la scuola italiana vuole formarsi sull’intelligenza artificiale. La domanda ha superato di gran lunga l’offerta, e questo dice molto sulla maturità del sistema. Non siamo davanti a docenti che subiscono la tecnologia ma siamo davanti a istituti che si candidano, progettano, investono.

Il secondo messaggio riguarda invece la necessità di riflettere sui meccanismi di accesso. Quando a fare la differenza è soprattutto la velocità di candidatura, il rischio è quello di favorire le realtà già più strutturate, consegnando l’innovazione a chi è già attrezzato, allargando proprio quei divari territoriali e organizzativi che la formazione dovrebbe ridurre.

E poi c’è il punto che mi sta più a cuore. Cento milioni di euro per l’IA a scuola rappresentano una grande occasione. Ma il finanziamento è solo l’inizio. Quello che faremo dentro quegli snodi formativi, se sapremo trasformare i docenti da consumatori passivi a progettisti consapevoli, se metteremo al centro l’etica e la persona invece dello strumento, conterà infinitamente più di quei due minuti decisivi sulla piattaforma.

Una grande opportunità. Adesso tocca a noi non sprecarla.


Conclusioni

Per esplorare i numeri ho costruito una dashboard interattiva con i grafici per regione, le distribuzioni degli importi e la classifica delle regioni con più progetti esclusi.

Fonti

  • Ministero dell’Istruzione e del Merito — Avviso pubblico prot. n. 73226 del 27 marzo 2026 e Allegato 1 (elenco istituzioni finanziate), pnrr.istruzione.it
  • Decreto del Ministro dell’istruzione e del merito 11 novembre 2025, n. 219
  • Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle scuole, DM 166/2025
  • Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act) · Legge 23 settembre 2025, n. 132

Hai partecipato al bando, da una parte o dall’altra della soglia? Raccontamelo nei commenti: mi interessa capire come state vivendo questa fase, e cosa state immaginando per i vostri snodi formativi.


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